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Il tabagismo associato a patologia tumorale, cardiovascolare e respiratoria



I costi del tabagismo per lo Stato sono molto alti, circa 6.5 miliardi di euro per curare le malattie che derivano da questa dipendenza, senza considerare i danni sociali e il carico di sofferenza umana.

Uno studio inglese già alcuni anni fa ha dimostrato come un counseling breve, associato all’uso di farmaci, sia capace di salvare molte più vite di altri progetti di screening. Ma la chiarezza dei dati scientifici si scontra con l’idea che il fumo di tabacco sia un problema risolvibile con la sola buona volontà e perciò non abbia bisogno di trattamenti e servizi di cura.

Gli Esperti, e la stessa OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanità ), ormai sono concordi nel definire il fumo di sigaretta una dipendenza, ossia una patologia basata su ben noti fenomeni neurochimici, indotti dalla presenza di Nicotina, una delle droghe più attive a livello cerebrale.

Smettere di fumare da soli è il metodo più diffuso, ma anche quello meno efficace, che produce un esito dell’1-3% a distanza di un anno, mentre i trattamenti validati riescono a decuplicare le percentuali di successo.

I farmaci per smettere di fumare, ad oggi, sono a totale carico del cittadino che, a questo punto, viene penalizzato due volte: non solo quando fuma, ma anche quando vuole smettere.
I farmaci per smettere di fumare sono già rimborsati in Inghilterra, Portogallo, Olanda, Svezia, Svizzera, Irlanda e Finlandia, e recentemente dalla Francia.

I benefici che verrebbero alla Società da una reale riduzione del tabagismo si misurano sia sul piano umano sia della qualità di vita, con la riduzione di mortalità e morbilità, sia con una riduzione significativa dei costi sanitari legati alla patologia tumorale come a quelle cardiovascolari e respiratorie.

Fonte: Società Italiana di Tabaccologia, 2017

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