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L’ossigeno può aiutare a sconfiggere i batteri resistenti agli antibiotici



Quando si sente parlare di batteri resistenti agli antibiotici, si tende a immaginare una specie di super-batterio che improvvisamente si adatta e diventa resistente alla cura. Ma c’è un’altra possibilità, meno conosciuta: i batteri che hanno la capacità di diventare dormienti e così di passare tra le maglie della rete.
Era questo il centro di interesse del progetto BIO-NMR, che ha trovato un modo per svegliare questi batteri in modo da poterli uccidere.

Gli antibiotici possono uccidere i batteri solo quando questi sono nella fase attiva di crescita e divisione. Tuttavia, i fattori ambientali di stress spesso attivano un meccanismo batterico, il quale crea una tossina che rende la cellula dormiente e quindi resistente agli antibiotici.
Questi batteri che formano un biofilm sono quindi molto difficili da uccidere.

Ne sono un esempio alcuni batteri che vivono nel tratto gastrointestinale. Anche se tecnicamente la bile può ucciderli, questi batteri possono difendersi producendo un’auto-tossina ( proteina ) che li fa andare in modalità dormiente in sua presenza.
Non appena si allontana la bile, i batteri producono un’altra proteina che distrugge quella precedente e li fa ritornare in vita.

Trovare un modo di fermare la produzione di questa tossina era l’obiettivo di un progetto di ricerca in parte sostenuto dal progetto BIO-NMR ( NMR for Structural Biology ), un progetto concluso che ha riunito le risorse europee della spettroscopia a risonanza magnetica nucleare ( Nuclear Magnetic Resonance, NMR ).
L’equipe internazionale è riuscita a caratterizzare il primo sistema tossina antitossina in un biofilm, che è anche ossigeno-dipendente.

I ricercatori del Laboratorio di NMR, Università di Barcellona, hanno effettuato tale caratterizzazione a livello molecolare e atomico. Concentrandosi sul batterio Escherichia Coli, hanno scoperto che la struttura dell’antitossina ha canali larghi quanto basta per far passare l’ossigeno e in realtà dipende da esso.
Il suo sistema tossina-antitossina Hha-TomB implica che, per svegliare il batterio, l’antitossina deve riuscire a ossidare la tossina.

In altre parole, una dose addizionale di ossigeno potrebbe essere sufficiente per svegliare i batteri e renderli sensibili agli antibiotici.
I ricercatori hanno scoperto che solo il 10% di ossigeno è sufficiente per svegliare i batteri sui margini del biofilm. Questo potrebbe avere come risultato la rottura del biofilm e la sua dispersione, il che lascerebbe il batterio al suo interno senza protezione. ( Xagena Medicina )

Fonte: Penn State University, 2017

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Per approfondimenti: Infettivologia.net http://www.infettivologia.net/



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