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Studio INOVATYON: la Trabectedina è in grado di aumentare la sensibilità alla chemioterapia a base di Platino nel tumore dell'ovaio ?



Nel 30% dei casi il carcinoma dell'ovaio non è asportabile completamente o è troppo avanzato o è localizzato in sedi dove l’accesso è chirurgicamente difficile, è necessario affidarsi alla chemioterapia e spesso gli effetti collaterali sono pesanti.
Nel 70-80% dei casi di tumore dell'ovaio la malattia si ripresenta e nonostante i farmaci la mediana di sopravvivenza è ferma a circa 4 anni.

Per dare una risposta a queste pazienti e migliorare la terapia è in corso lo studio INOVATYON ( INternational OVArian cancer patients Trial with YONdelis ), che coinvolge 598 pazienti in tutta Europa.

L’Italia è capofila del Progetto con oltre cento Centri deputati all’arruolamento delle donne.

E’ uno studio di strategia terapeutica per capire la capacità della Trabectedina ( Yondelis ) nell’aumentare la sensibilità alla tradizionale chemioterapia con il Platino.
Lo studio si muove dal presupposto che ci sia un effetto sequenza positivo tra la Trabectedina, una molecola che deriva da un piccolo organismo invertebrato marino, prodotta da PharmaMar, e il Platino.
Al momento in caso di recidiva del tumore infatti il medico sceglie una delle due opzioni.
Con INOVATYION si vuol dimostrare se l’utilizzo della Trabectedina possa aumentare l’efficacia della chemioterapia standard e quindi aumentare gli anni di vita e anche la qualità di vita delle pazienti.

La Trabectedina è un farmaco attivo anche nelle pazienti che hanno ricevuto diversi trattamenti precedenti e ha un profilo di sicurezza accettabile.
Il 30% delle pazienti parzialmente sensibili alla chemioterapia standard e il 44% di coloro che sviluppano reazioni allergiche al Platino in seconda linea quando c’è la ricaduta possono giovarsi del beneficio aggiunto con Trabectedina e Doxorubicina liposomiale pegilata.

La Trabectedina ha la caratteristica unica di non avere una tossicità cumulativa, e questo la differenzia da altri chemioterapici, che vanno sospesi dopo un po’ perché non vengono più sopportati.
Le terapie convenzionali presentano invece tossicità cumulative e persistenti, come la tipica neurotossicità, piuttosto invalidante perché causa formicolii alle mani e ai piedi, crampi e dolori, difficoltà a percepire il terreno sotto i piedi come se si camminasse su un terreno instabile.
La Trabectedina questo trattamento non dà neuropatia e non fa perdere i capelli.

In Italia vivono oltre 45mila donne con pregressa diagnosi di tumore dell’ovaio, il 2% di tutte le pazienti con tumore.
Oltre il 60% dei casi prevalenti ha affrontato la diagnosi da oltre 5 anni. La proporzione maggiore di casi prevalenti si osserva nella fascia di età 60-74 anni. In Italia i decessi per questa neoplasia sono superiori a 3 mila.
Il tumore all'ovaio rientra tra le prime 5 cause di morte per tumore tra le donne in età inferiore a 50 anni ( quarto posto, 6% del totale dei decessi oncologici ) e tra le donne con 50-69 anni d’età.
Questo tumore rappresenta circa il 30% di tutti i tumori maligni dell’apparato genitale femminile e occupa il decimo posto tra tutti i tumori nelle donne, con il 3% di tutti i casi.
Le forme epiteliali hanno un’incidenza del 60% e rappresentano il 30% dei carcinomi del tratto genitale femminile.
I tumori germinali dell’ovaio sono diagnosticati per il 40-60% in età inferiore a 20 anni, al contrario quelli epiteliali colpiscono sia le donne in età riproduttiva sia quelle in età avanzata.
La maggior parte dei tumori ovarici epiteliali è sporadica, tuttavia nel 5-10% si riscontra un pattern familiare o ereditario.
I fattori di rischio biomolecolari riguardano le mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2. Il gene BRCA1 e BRCA2 risultano mutati nel 15% delle pazienti con insorgenza del cancro entro i 70 anni ed è appannaggio delle forme sierose.
L’aggressività e la diagnosi spesso tardiva di questi tumori condizionano la prognosi: il 37% delle donne che hanno contratto un tumore dell’ovaio nella seconda metà degli anni Duemila risultano ancora in vita a 5 anni dalla diagnosi. Rispetto al decennio precedente la speranza di vita appare comunque migliorata ( +4-5% ). ( Xagena Medicina )

Fonte: Pharmamar, 2017

Xagena_Salute_2017


Per approfondimenti: OncoGinecologia.net http://www.oncoginecologia.net/



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