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Principali fattori di rischio per il tumore al rene: fumo, ipertensione, eccesso di peso



Il tumore del rene è una malattia che interessa sempre più adulti ancora in giovane età; il 25% dei pazienti ha meno di 50 anni al momento della diagnosi. Solo dieci anni fa questa percentuale non raggiungeva il 10%.

La neoplasia può essere correlata a stili di vita non-corretti come fumo, dieta non-equilibrata ed eccesso di peso.
Eliminare le sigarette può ridurre del 20% la probabilità di sviluppare un carcinoma al rene. Un consumo di grassi animali può essere una concausa, mentre una dieta ricca di vegetali potrebbe avere un ruolo protettivo.

Un importante fattore di rischio per il tumore al rene è rappresentato dall’ipertensione arteriosa. Chi ne soffre corre un maggiore rischio rispetto a un normoteso.
L'ipertensione è una tipica condizione della terza età, interessa un italiano su tre.

A particolare rischio sono le persone che hanno parenti di primo grado affetti da carcinoma renale.

Più della metà delle diagnosi è casuale e avviene di solito tramite una ecografia addominale eseguita per altri motivi.
I principali sintomi sono sangue nelle urine, dolore al fianco, e presenza di una massa palpabile a livello addominale.

Nel 2017, il tumore del rene colpirà circa 13.600 italiani, 9.000 uomini e 4.600 donne.
Grazie a terapie sempre più personalizzate e alle diagnosi precoci, sette pazienti su dieci riescono a sconfiggere la malattia.
Riuscire a intervenire nelle prime fasi della patologia permette di alzare i tassi di sopravvivenza oltre il 50%.

E' stato di recente approvato un nuovo inibitore della tirosin-chinasi, Cabozantinib ( Cabometyx ), che ha dimostrato di essere particolarmente efficace nei pazienti in fase metastatica.

Cabozantinib agisce sui recettori MET, AXL e VEGFR-1, -2 e -3 e nei modelli preclinici l'inibitore tirosin-chinasico ha dimostrato di inibire la loro attività, l’angiogenesi tumorale, le metastasi e la farmaco-resistenza.

Lo studio randomizzato di fase 3 METEOR ha confrontato l'efficacia e la sicurezza di Cabozantinib con quella dell’inibitore mTOR Everolimus ( Afinitor ) nei pazienti con carcinoma renale avanzato progredito dopo precedente trattamento con inibitori delle tirosin-chinasi di VEGFR .
Nel gruppo trattato con Cabozantinib si è notato un aumento del 40% della sopravvivenza senza progressione della malattia ( PFS ) e della sopravvivenza globale ( OS ).
Rispetto a Everolimus, Cabozantinib è risultato associato a una riduzione del 34% del tasso di mortalità.

Diarrea, stanchezza, sindrome da eritrodisestesia palmo-plantare e anemia sono stati gli effetti avversi più comuni osservati con Cabozantinib, mentre stanchezza e anemia erano i più comuni effetti collaterali di Everolimus. ( Xagena Medicina )

Fonte: AIOM, 2017

Xagena_Salute_2017


Per approfondimenti: OncologiaOnline.net http://oncologiaonline.net/



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