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Stretta correlazione tra diabete mellito e parodontite



In Italia 5 milioni di persone soffrono di diabete mellito o prediabete e il 30-40% è colpito anche da una forma di malattia parodontale, che può comportare un aggravamento del quadro clinico e un peggioramento della salute generale.
Si tratta, dunque, di circa 1.5-2 milioni di italiani che convivono sia con il diabete mellito, sia con la parodontite, un’infiammazione del parodonto, ossia dei tessuti che sostengono il dente ed in particolare l’osso alveolare, il cemento che riveste la radice del dente, la gengiva ed il legamento parodontale.

Come dimostrato da studi più recenti, un diabetico ha infatti un rischio 3 volte più elevato di sviluppare una infiammazione alle gengive o di vederla peggiorare.

La parodontite può far salire l'emoglobina glicata, indice di un peggior controllo glicemico, aumentando così il rischio di diabete mellito.
Avviene infatti che, in presenza di parodontite, i batteri del cavo orale attraverso la circolazione del sangue possano raggiungere numerosi organi, innescando pericolose reazioni infiammatorie.
La parodontite porta con sé un aumento della produzione di citochine infiammatorie che potrebbero contribuire all'insulino-resistenza, un incremento degli acidi grassi liberi e un calo della produzione di ossido nitrico nei vasi sanguigni.

Recenti pubblicazioni da parte della Federazione Europea di Parodontologia e dell’Accademia Americana di Parodontologia hanno confermato come i pazienti che sono già affetti da diabete mellito abbiano una probabilità più alta di soffrire anche di parodontite e di rispondere peggio alle cure odontoiatriche, soprattutto se non c'è un buon controllo della glicemia. Questo avviene perché i diabetici hanno una reazione alterata nei confronti dei batteri, fra cui quelli responsabili di gengiviti e parodontiti presenti nella placca che si deposita attorno ai denti; inoltre altri fattori come radicali liberi e citochine possono accrescere l'infiammazione anche a livello dei tessuti parodontali.

La parodontite può rimanere a lungo asintomatica e nella maggior parte dei casi viene sottovalutata, pur essendo ad oggi la sesta malattia al mondo per incidenza.
Come dimostrano anche i dati della recente indagine realizzata da GfK per GSK Consumer Healthcare, sono infatti 23 milioni gli italiani che soffrono di infiammazioni gengivali mentre solo 1 su 2 di loro chiede consiglio a un esperto.

Le malattie gengivali precoci dovrebbero essere prevenute ma proprio la scarsa consapevolezza da parte delle persone di questi disturbi e dei fattori di rischio le rende ancora oggi un problema da affrontare per i dentisti.

La prevenzione delle malattie gengivali parte da una maggiore consapevolezza e da una attenzione a individuare sul nascere i segnali spia: gengiva che ad occhio nudo appare più gonfia, rossa e con la tendenza a sanguinare, gengiva dolorante e che tende a ritirarsi, aumento di spazi tra i denti, sapore cattivo in bocca, alitosi, modifiche dell’occlusione delle arcate dentarie.
Una volta comparsi i primi sintomi, se manca un intervento immediato, il problema progredisce andando a interessare i tessuti più profondi fino all'osso di supporto, che può pian piano riassorbirsi fino a portare alla perdita di uno o più denti.

La parodontite comporta inoltre per i pazienti diabetici un peggior controllo della glicemia e un maggior rischio di sviluppare complicanze del diabete rispetto a coloro che non sono colpiti da questo disturbo del cavo orale.
In particolare, chi soffre di diabete mellito di tipo 1 ha maggiori probabilità di insorgenza di conseguenze renali e cardiovascolari; nei pazienti con diabete mellito di tipo 2 è più frequente l'insufficienza renale terminale e si ha un rischio 3.5 volte superiore di mortalità cardio-renale rispetto a chi non ha problemi di parodontite. ( Xagena Medicina )

Fonte: GSK Consumer Healthcare, 2017

Xagena_Salute_2017


Per approfondimenti: Diabetologia.net http://diabetologia.net/



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