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Alti livelli circolanti di pro-neurotensina permettono di identificare la presenza e la gravità di malattie da accumulo epatico di grasso come NAFLD e NASH



La neurotensina ( NT ) è un peptide di piccole dimensioni che viene prodotto da specifiche cellule intestinali in risposta all’ingestione di grassi alimentari per facilitarne l’assorbimento.
Diversi studi epidemiologici hanno dimostrato una associazione diretta tra elevati livelli di neurotensina nel sangue e l'aumento dell’incidenza di malattie cardiovascolari, diabete mellito di tipo 2, tumore alla mammella e aumento della mortalità cardiovascolare e per qualsiasi causa.

Studi su modelli animali hanno inoltre dimostrato che i modelli murini privati sperimentalmente del gene della neurotensina, quando esposti a una dieta ricca di grassi, ne assorbono di meno e sono dunque protetti dallo sviluppare obesità, dall’accumulo patologico di grasso nel fegato ( steatosi e steatoepatite epatica, NAFLD e NASH ) e non presentano infiammazione del tessuto adiposo, condizione a sua volta in grado di causare steatosi epatica.

A causa dell'assenza di prove nell’uomo sul coinvolgimento della neurotensina nelle malattie da eccesso di grasso nel fegato, ricercatori dell'Università La Sapienza di Roma hanno indagato la correlazione tra i livelli ematici di pro-neurotensina ( frammento di neurotensina dosabile nel sangue ) e la presenza e gravità di NAFLD e NASH in una popolazione adulta.
Sono stati, inoltre, ricercati i fattori associati ad aumento delle concentrazioni di pro-neurotensina nel sangue.

Lo studio è stato effettuato su 320 soggetti, di entrambi i sessi ed età media di circa 50 anni, afferenti presso il Centro di Diabetologia dell’Università Sapienza di Roma per eseguire valutazioni metaboliche.
In questa popolazione, 60 soggetti sono stati sottoposti a chirurgia bariatrica, in quanto affetti da obesità patologica e, nel corso dell’intervento, sono state effettuate biopsie epatiche per la diagnosi di steatosi epatica; 40 di questi pazienti sono stati sottoposti anche a biopsia del grasso addominale per esplorare la presenza di infiammazione del tessuto adiposo.

Tra i 260 partecipanti allo studio che non avevano indicazione alla chirurgia bariatrica, la presenza di steatosi epatica è stata indagata mediante ecografia addominale.
I livelli circolanti di pro-neurotensina sono stati dosati con metodo di chemioluminescenza, in collaborazione dell’Università di Lund ( Svezia ), che da tempo studia il ruolo di questa proteina in ambito cardiovascolare e oncologico.

Dallo studio è emerso che i livelli ematici di pro-neurotensina sono significativamente più alti nei pazienti affetti da NAFLD rispetto a quelli dei soggetti senza steatosi epatica.
Inoltre, alte concentrazioni ematiche di pro-neurotensina si associano a una maggiore gravità della steatosi epatica e al riscontro di steatoepatite alla biopsia del fegato.

Elevati livelli di pro-neurotensina sono stati trovati nei soggetti più anziani, nelle femmine, nei pazienti insulino-resistenti e con diabete mellito di tipo 2, in presenza di infiammazione del grasso addominale.

Le analisi statistiche hanno dimostrato che la correlazione tra maggiori livelli circolanti di pro-neurotensina e il riscontro di NAFLD e NASH è indipendente da possibili fattori di confondimento come il sesso, l’età e la presenza di diabete e di sindrome metabolica.

In conclusione, elevati livelli circolanti di pro-neurotensina permettono di identificare la presenza e la gravità di malattie da accumulo epatico di grasso come la NAFLD e la NASH e inoltre si associano alla presenza di fenomeni infiammatori a carico del grasso addominale.
La neurotensina, favorendo l’assorbimento dei grassi alimentari, potrebbe da un lato promuovere il deposito di grasso direttamente nel fegato e lo sviluppo di fenomeni infiammatori epatici; dall’altro, indurre insulino-resistenza nell’organismo e lo sviluppo di malattie metaboliche correlate come il diabete mellito di tipo 2. ( Xagena Medicina )

Fonte: Università La Sapienza di Roma, 2018

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