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Associazione tra epatite B ed epatite C e maggior rischio di malattia di Parkinson



I virus dell’epatite B ( HBV ) ed epatite C ( HCV ) appaiono associati a un aumentato rischio di malattia di Parkinson.
Lo studio è stato pubblicato su Neurology, il giornale medico dell’American Academy of Neurology ( AAN ).
I virus dell’epatite B e C hanno come organo bersaglio il fegato.

Secondo i CDC ( Centers for Disease Control and Prevention ), si stima che da 850.000 a 2.2 milioni di persone negli Stati Uniti abbiano epatite B cronica e da 2.7 a 3.9 milioni di persone soffrano di epatite C cronica.
Mentre entrambe le infezioni siano associate a gravi malattie, la maggior parte dei pazienti manifesta pochi sintomi, soprattutto nella fase iniziale del contagio.

L'epatite B diffonde attraverso il contatto con sangue e liquidi corporei di una persona infetta, ad esempio mediante sesso non-protetto, aghi, rasoi o spazzolini da denti, uso di strumenti non-sterilizzati nella realizzazione di un tatuaggio o nel piercing.

L'epatite C diffonde attraverso il contatto sangue-sangue, come la condivisione di aghi, rasoi e spazzolini da denti e viene trasmessa alla nascita da madri infette.

Lo sviluppo della malattia di Parkinson è complesso, e alla base ci sarebbero sia fattori genetici sia fattori ambientali.

E' possibile che il virus dell'epatite stesso o forse il trattamento per l'infezione possano svolgere un ruolo nell'innescare la malattia di Parkinson o è possibile che le persone che abbiano suscettibilità alle infezioni da virus dell’epatite presentino anche maggiore suscettibilità alla malattia di Parkinson.

L'approfondimento di questa correlazione tra i virus dell’epatite e la malattia di Parkinson potrà favorire una migliore comprensione di come si sviluppa questa malattia neurologica.

I ricercatori hanno preso in esame una bancadati inglese nel periodo compreso tra 1999 e 2011.

Sono stati individuati 22.000 pazienti con infezione da HBV, 48.000 con infezione da HCV, 6.000 con epatite autoimmune, 4.000 con epatite cronica attiva e circa 20.000 con infezione da HIV.
Il gruppo di controllo era costituito da 6 milioni di pazienti ricoverati per condizioni definite minori.

Dallo studio è emerso che le persone con epatite B avevano una probabilità del 76% maggiore di sviluppare malattia di Parkinson rispetto a quelli del gruppo di confronto; per le persone con epatite C la probabilità era del 51% superiore.

Un totale di 44 persone con epatite B ha sviluppato la malattia di Parkinson, contro i 25 casi attesi nella popolazione generale.

Tra le persone con epatite C, 73 hanno sviluppato la malattia di Parkinson, contro 49 casi attesi nella popolazione generale.

Le persone con epatite autoimmune, epatite cronica attiva e infezione da HIV non hanno presentato un aumento del tasso di malattia di Parkinson.

Un precedente studio, compiuto a Taiwan, aveva mostrato una relazione tra epatite C e la malattia di Parkinson, ma non era emersa alcuna correlazione con l'epatite B.

Le limitazioni dello studio sono rappresentate dall’impossibilità di aggiustare i dati per i fattori di stile di vita come fumo e alcol, che potrebbero influenzare il rischio di malattia di Parkinson, e che lo studio si è basato esclusivamente sulle persone che erano state valutate in un ospedale. ( Xagena Medicina )

Fonte: American Academy of Neurology, 2017

Xagena_Salute_2017


Per approfondimenti: ParkinsonOnline.net http://www.parkinsononline.net/



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