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Carcinoma a cellule renali: Tivozanib, un inibitore tirosin-chinasico di VEGFR, migliora la qualità di vita



In Italia, nel 2017, sono state stimate 13.600 nuove diagnosi in Italia ( 9.000 uomini e 4.600 donne ).
Ogni anno vengono diagnosticati 3.600 nuovi casi di tumore del rene negli uomini ( il 40% del totale in questa popolazione ) a causa del fumo di sigaretta.
A questa abitudine è riconducibile una percentuale inferiore ma significativa anche fra le donne, pari al 25%, cioè a 1.150 casi.
I tabagisti presentano un rischio del 50% più elevato di sviluppare la più diffusa forma di tumore rene, il carcinoma a cellule renali, rispetto a coloro che non hanno mai fumato [ il carcinoma a cellule renali rappresenta circa l’85% del totale dei tumori dle rene ].

Per i pazienti con carcinoma in fase avanzata è disponibile una terapia mirata, Tivozanib ( Fotivda ), in grado di migliorare la qualità di vita grazie a un buon profilo di tollerabilità.

Tivozanib appartiene a una classe di farmaci a bersaglio molecolare; la molecola è caratterizzata da una elevata selettività d’azione, è molto potente e svolge un’azione antiangiogenica, agisce cioè sui vasi sanguigni che nutrono i tessuti tumorali inibendone la crescita e affamando il tumore.

In attesa della rimborsabilità della molecola con l’Agenzia Italiana del Farmaco ( AIFA ), è stato avviato il Programma di Uso Terapeutico Tivozanib ( Expanded Access Program ) per il carcinoma a cellule renali ( RCC ), che consente ai pazienti italiani di accedere in prima linea a questa terapia.

L’Agenzia regolatoria europea ( EMA ), ad agosto 2017, ha approvato Tivozanib in prima linea nel carcinoma a cellule renali avanzato in base ai risultati dello studio di fase III TiVO-1 che ha coinvolto 517 pazienti di 76 Centri in 15 Paesi.

Dallo studio è emersa una sopravvivenza libera da progressione mediana con Tivozanib di 11.9 mesi rispetto ai 9.1 mesi raggiunti con un’altra terapia mirata ( Sorafenib ).
L’alto profilo di tollerabilità di Tivozanib è dimostrato dal fatto che solo il 14% dei pazienti, rispetto al 43% con Sorafenib, ha richiesto una riduzione della dose a causa degli effetti collaterali.

I sintomi della malattia non sono specifici e possono essere sottovalutati o confusi con altre condizioni come la calcolosi renale.
Quando presenti, i segnali più frequenti sono rappresentati da ematuria, cioè dalla presenza di sangue nelle urine, da dolore sordo al fianco o dalla presenza di una massa palpabile nella cavità addominale a livello del fianco.
Il 60% delle diagnosi avviene infatti casualmente, come diretta conseguenza dell’impiego, sempre più diffuso, della diagnostica per immagini in pazienti non sospetti in senso oncologico.
Nel cancro del rene la chemioterapia e la radioterapia si sono dimostrate, storicamente, poco efficaci.
Pertanto la disponibilità di nuove armi con un impatto positivo sulla qualità di vita potrà migliorare in maniera significativa la capacità di gestione complessiva di questa neoplasia.

La sopravvivenza a 5 anni in Italia tra i pazienti colpiti da tumore al rene è pari al 71% ( 70% uomini e 72% donne ), statisticamente più elevata della media europea ( 60.6% ) e del Nord Europa ( 55.8% ).
Circa il 30% dei pazienti arriva alla diagnosi in stadio avanzato e in un terzo la malattia si sviluppa nella forma metastatica dopo l’intervento chirurgico con limitate possibilità di trattamento.
I principali siti metastatici riguardano polmoni, fegato, ossa e cervello.
Solo il 30% dei casi guarisce grazie alla sola chirurgia.
Oltre al fumo, tra i principali fattori di rischio vanno ricordati il sovrappeso e l’obesità ( all’eccesso ponderale è attribuito circa un quarto dei casi ), l’ipertensione arteriosa ( associata a un incremento del 60% delle probabilità rispetto ai normotesi ) e l’esposizione professionale a sostanze tossiche.

La rivoluzione nel trattamento del tumore del rene è iniziata nel 2005. Tredici anni fa, le terapie per i pazienti colpiti dalla forma metastatica erano molto scarse, oggi si hanno a disposizione 13 farmaci attivi che includono terapie mirate e immunoterapiche.
Questo ha permesso di triplicare la sopravvivenza a 5 anni nella malattia metastatica, passando dal 10% a oltre il 30%.
In particolare l’introduzione degli inibitori delle tirosin-chinasi, in seguito alla scoperta di una peculiarità del carcinoma a cellule renali metastatico, cioè della sua particolare propensione a indurre vasi neoformati, ha profondamente cambiato le prospettive di cura.
L’obiettivo è rendere cronica la malattia garantendo una buona qualità di vita.

Attualmente in Italia vivono circa 130mila persone dopo la diagnosi, con un incremento del 31% rispetto al 2010. ( Xagena Medicina )

Fonte: EUSA Pharma, 2018

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