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Chikungunya, il freddo non uccide le uova della zanzara Aedes albopictus



Finora SERESMI, Servizio Regionale di Sorveglianza Malattie Infettive, ha registrato in totale 92 notifiche di casi di Chikungunya.

Nonostante i casi stiano, come prevedibile, aumentando, la diffusione della malattia non ha assunto l’andamento esplosivo osservato in alcune aree tropicali in cui è penetrata di recente.
Anche le altre epidemie segnalate in Francia e dieci anni fa in Italia si sono autolimitate, a suggerire condizioni ecologiche non pienamente favorevoli alla ampia diffusione della malattia.

La zanzara tigre ( Aedes albopictus ) si è meritata una posizione di rilievo tra le cento specie invasive più pericolose al mondo, diffondendosi a partire dall’Asia in tutti i continenti, tranne l’Antartide, in poco più di mezzo secolo.
L’Europa è stata interessata per ultima.

In Italia Aedes albopictus è comparsa nel 1990 a Genova, dove è sbarcata probabilmente con un carico di copertoni usati provenienti dagli Stati Uniti. Ma è verosimile pensare che le vie e le occasioni di importazione siano state più di una, e che piante e fiori trasportati dall’Asia in vaso abbiano contribuito a facilitarne molteplici ingressi in Italia.

Oltre a Chikungunya, la zanzara tigre può trasmettere il virus Zika, quello della Dengue dell’encefalite di St Louis, con moderata efficienza quello della febbre gialla e ha un ruolo potenziale nella trasmissione di varie altre malattie virali umane ed animali trasmesse da insetti in area tropicale.
È prevalentemente antropofilica, le femmine della specie preferiscono cioè pungere gli umani. Può però avere un ruolo nella trasmissione tra cane e uomo della dirofilariosi.
Punge inoltre più frequentemente all’aperto, ma può adattarsi anche al chiuso e a differenza di molte altre specie, tra cui la comune Culex pipiens, è più attiva nelle ore di luce del mattino e del pomeriggio, meno nelle ore centrali della giornata e di notte.
Ad ogni pasto ematico assume meno sangue di quanto le necessita per deporre le uova, e pertanto tende a pungere più volte e persone diverse, aumentando la probabilità di trasmissione delle infezioni di cui può essere vettore.

In Italia la zanzara tigre è in genere attiva da marzo ad ottobre. In opportune condizioni di temperatura ed umidità, la femmina adulta vive 30-40 giorni.
La conquista di areali di distribuzione al di fuori delle fasce tropicali le ha comportato per la necessità di adattarsi per poter passare l’inverno.
Il mantenimento della specie nelle aree con inverni freddi è garantita dalla sopravvivenza di uova che entrano in diapausa, bloccano cioè la loro maturazione nei mesi invernali per riattivarsi poi in primavera.
La distribuzione locale e la dimensione delle popolazioni di Aedes albopictus è determinata da variabili ambientali quali la temperatura media del mese di gennaio, la temperatura media annua e le precipitazioni annuali.
Se la temperatura media in gennaio è localmente inferiore allo zero vengono in gran parte compromesse le uova deposte l’anno prima, che sono indispensabili per la ricomparsa di una popolazione attiva di zanzare adulte in primavera.
Una temperatura media annua superiore agli 11 gradi è invece fattore che favorisce la sopravvivenza delle uova e il mantenimento nell’area interessata di popolazioni attive di zanzare.
Per prosperare, infine, la zanzara tigre necessita di una precipitazione annua maggiore ai 500 mm.

Per deporre le uova le femmine cercano di trovare un surrogato delle cavità naturali degli alberi dove la specie le deponeva nelle sue aree d’origine, possibilmente al buio o in penombra.
Questo vuol dire che in ambiente urbano le zanzare sceglieranno per deporre le uova barattoli vuoti, sottovasi, grondaie ed in generale qualsiasi oggetto in cui possa formarsi una raccolta d’acqua.
Le uova possono infatti resistere in ambiente secco per oltre sei mesi, ma hanno bisogno di acqua per schiudersi.
La zanzara tigre è molto stanziale e se non viene trasportata da vento forte, trascorre l’intera sua vita nel raggio di meno di 200 metri dal punto dove è stato deposto l’uovo da cui è nata.

Il contenimento di questa specie di zanzara è considerato molto difficile. Il controllo è principalmente basato sull’uso di larvicidi o sulla dispersione ambientale di insetticidi ( piretroidi o organofosforici ) per l’eliminazione degli adulti.
Questi interventi presentano limiti non solo per il costo elevato, ma anche perché la zanzara potrebbe essere resistente o sviluppare successivamente resistenza ad alcuni degli insetticidi utilizzati.
Negli Stati Uniti, ad esempio, popolazioni di Aedes albopictus raccolte in aree diverse hanno evidenziato resistenza a insetticidi diversi.
La resistenza al DDT, trovata localmente in alcune popolazioni di zanzare, probabilmente era già presente nelle zanzare state importate per prime dall’estero e poi geneticamente trasmessa alle loro discendenti.

Importanza strategica hanno inoltre la scelta dei tempi di disinfestazione e la sincronia degli interventi nella stessa area.
L’efficacia e il rapporto costo-efficacia degli interventi tardivi sugli adulti, specie in aree metropolitane, è oggetto di discussione.
Strategie alternative, come l’infezione con un batterio, Wolbachia pipientis, che induce sterilità nella zanzara e l’immissione nell’ambiente di grandi quantità di maschi resi sterili per irradiazione, che vadano a competere con i maschi fertili riducendo la percentuale delle uova fertilizzate, sono ancora, anche se promettenti, da considerarsi sperimentali e non applicabili a breve termine.
L’impegno della comunità nel limitare le condizioni favorevoli alla riproduzione della zanzara tigre è ritenuto indispensabile complemento agli interventi di disinfestazione. ( Xagena Medicina )

Fonte: SIMIT, 2017

Xagena_Salute_2017


Per approfondimenti: Infettivologia.net http://www.infettivologia.net/



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