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Congresso ASCO - Trattamento personalizzato per il tumore del rene in fase avanzata



Lo studio di fase II, RESORT, ha coinvolto 76 pazienti, arruolati da 12 Centri italiani, con carcinoma renale in fase avanzata precedentemente sottoposti a nefrectomia. Questi pazienti presentavano non più di tre metastasi.

Lo studio, indipendente, è stato presentato al Congresso dell'ASCO ( American Society of Clinical Oncology ) da Giuseppe Procopio, responsabile dell’Oncologia Medica genitourinaria della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

La chirurgia radicale delle metastasi seguita da un periodo di osservazione è la strategia comunemente utilizzata nei pazienti affetti da carcinoma a cellule renali in fase avanzata.
Nello studio, coordinato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, è stato confrontato questo approccio con quello costituito da chirurgia delle metastasi seguita da trattamento con un farmaco anti-angiogenico.
L’obiettivo era valutare se la terapia farmacologica fosse in grado di offrire benefici in termini di sopravvivenza libera da recidiva.

Dallo studio RESORT non sono emerse differenze statisticamente significative nei due approcci. La sopravvivenza libera da recidiva a 1 e 2 anni è stata pari al 62% e 52% nei pazienti trattati con il farmaco antiangiogenico e al 74% e 59% in quelli nel braccio osservazione.

Dallo studio è emerso che per alcuni pazienti l'approccio integrato, chirurgia e terapia farmacologica, era in grado di produrre benefici.
In un sottogruppo di pazienti con specifici tipi di metastasi resecate si è evidenziato un decorso favorevole grazie all’integrazione della chirurgia e della terapia farmacologica.

Lo studio RESORT è il primo studio che analizza questo specifico contesto clinico. Secondo Giuseppe Procopio vanno selezionati i pazienti candidabili ai diversi approcci in base alle sedi e alla numerosità delle metastasi.
L’approccio integrato funziona soprattutto nei pazienti con metastasi nello stesso organo.

Lo studio RESORT, essendo iniziato diversi anni fa, non ha potuto prendere in considerazione i farmaci immunoterapici.
Il prossimo step sarà quello di valutare l’integrazione tra chirurgia e immunoterapia.
L'immunoterapia ha dimostrato di dare risultati superiori rispetto alle vecchie terapie.
Nivolumab ( Opdivo ) è la prima molecola immuno-oncologica ad aver dimostrato un beneficio di sopravvivenza nei pazienti precedentemente trattati: il 39% è vivo a 3 anni contro il 30% di quelli che hanno ricevuto Everolimus ( Afinitor ).
Oltre all’incremento della sopravvivenza globale va considerato il miglioramento della qualità di vita garantito dall’immunoterapia, già evidenziato dallo studio che ha condotto all’approvazione di Nivolumab in monoterapia nel trattamento del carcinoma a cellule renali avanzato pretrattato.

Nel 2017 in Italia sono stati stimati 13.600 nuovi casi di tumore del rene ( 9.000 uomini e 4.600 donne ); circa l’80% è costituto dal carcinoma a cellule renali.
I principali fattori di rischio sono: ipertensione, fumo e sovrappeso. ( Xagena Medicina )

Fonte: Meeting ASCO ( American Society of Clinical Oncology ), 2018

Xagena_Salute_2018


Per approfondimenti sui Tumori e sulle nuove terapia: OncologiaMedica.net https://www.oncologiamedica.net/



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