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Farmaci per il diabete: Dapagliflozin riduce le ospedalizzazioni per scompenso cardiaco e la mortalità cardiovascolare



La crescente incidenza di diabete mellito sarà causa di un deciso aumento degli eventi cardiocircolatori, come infarti miocardici e ictus.
In Italia, i pazienti affetti da diabete sono circa 3 milioni; di questi 400.000 hanno sofferto di un infarto del miocardio, mentre 250.000 sono stati colpiti da ictus.

Quando gli elevati livelli di glicemia, si associano a ipertensione e a sovrappeso - obesità, il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare, principale causa di mortalità associata al diabete, diventa molto alto.
Lo scompenso cardiaco è la più frequente causa di ospedalizzazione nei pazienti con diabete.

Le lineeguida europee e statunitensi riguardanti il trattamento del diabete mellito sottolineano di tener presente il rischio cardiovascolare di questa popolazione.

Recenti studi hanno mostrato i benefici di una nuova classe di farmaci antidiabetici, gli inibitori del co-trasportatore di sodio-glucosio di tipo 2 ( SGLT2 ).
SGLT2 viene espresso nei tubuli prossimali renali ed è responsabile della maggior parte del riassorbimento del glucosio filtrato dal lume tubulare. Bloccando l’azione di SGLT2, gli inibitori inducono l’eliminazione di più glucosio attraverso l’urina, riducendo di conseguenza i livelli di glucosio nel sangue attraverso un meccanismo insulino-indipendente.

Lo studio EMPA-REG OUTCOME con Empagliflozin, un inibitore di SGLT2, era stato il primo a dimostrare significativi benefici cardioprotettivi nei pazienti con diabete mellito.
L'elevata riduzione del 35% delle ospedalizzazioni per insufficienza cardiaca ha attirato l'attenzione della comunità scientifica sulla possibilità che l'inibizione farmacologica del cotrasportatore di sodio-glucosio di tipo 2 ( SGLT2 ) potrebbe essere parte dell'armamentario per il trattamento di pazienti con scompenso cardiaco, con e senza diabete.
I dati del CANVAS Program ( Canagliflozin ) e i dati di vita reale dallo studio CVD-Real ( Dapagliflozin, Empagliflozin e Canagliflozin ) hanno ulteriormente rafforzato questa ipotesi, suggerendo che il beneficio non limitato a un particolare farmaco, ma piuttosto l'esistenza di un effetto di classe.

Nel corso del Congresso dell’American Heart Association, che si è tenuto a Chicago, è stato presentato lo studio DECLARE ( Dapagliflozin Effect on Cardiovascular Events ) - TIMI 58, condotto per 5 anni in 33 Paesi per un totale di oltre 17.000 pazienti con diabete mellito di tipo 2 ad alto rischio cardiovascolare o con già una malattia cardiovascolare.
Circa il 60% dei pazienti arruolati non presentava patologia cardiovascolare.
Dapagliflozin, un inibitore di SGLT2, ha ridotto in modo significativo il rischio di ospedalizzazione dovuta a scompenso cardiaco o la mortalità cardiovascolare rispetto al placebo ( riduzione del rischio: 17% ).

I pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2 hanno un rischio maggiore di scompenso cardiaco e malattia cardiovascolare rispetto ai soggetti non-diabetici.

Il dato è importante alla luce del fatto che lo scompenso cardiaco è la prima causa di ospedalizzazione in Italia, con una mortalità a 5 anni dalla diagnosi del 50%.

Nel gruppo Dapagliflozin è stato osservato anche un effetto nefro-protettivo, rispetto al placebo, con una riduzione del rischio relativo del 14%. ( Xagena Medicina )

Fonte: American Heart Association ( AHA ) Meeting, 2018

Xagena_Salute_2018


Per approfondimenti sul diabete mellito: Diabetologia.net https://www.diabetologia.net/



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