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Il Premio Nobel per la Medicina assegnato a due ricercatori che hanno sviluppato l'immunoterapia oncologica



Il Premio Nobel per la Medicina è stato assegnato ai pionieri della terapia immunitaria contro il cancro.
Gli immunologi James P. Allison e Tasuku Honjo hanno vinto il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina per il loro lavoro pionieristico nel campo dell'immunoterapia oncologica.

Allison, Texas University M. D. Anderson Cancer Center di Houston ( Stati Uniti ), aveva scoperto che la molecola CTLA-4 ( antigene 4 dei linfociti T citotossici ) agisce da freno sul sistema immunitario; la rimozione del freno permetteva alle cellule immunitarie di combattere il cancro.
La ricerca di Allison ha portato all'approvazione nel 2011 del farmaco Yervoy ( Ipilimumab ) nel trattamento dei pazienti con melanoma metastatico.

Honjo, Kyoto University ( Giappone ), invece aveva focalizzato la propria ricerca su un diverso sistema immunitario denominato PD-1 ( morte cellulare programmata 1 ).
I farmaci, frutto delle sue ricerche, denominati inibitori del checkpoint immunitario, trovano impiego sia in monoterapia, ma anche associati a Yervoy o alla chemioterapia in molti tumori.

L'oncoimmunoterapia è estremamente efficace per diversi pazienti, aumentando la sopravvivenza; in alcune persone l'efficacia è molto alta e si mantiene nel tempo.

Inoltre, l'oncoimmunoterapia è meglio tollerata rispetto alla chemioterapia classica, anche se alcuni pazienti possono sviluppare effetti collaterali di natura immunitaria.

Per decenni i ricercatori hanno cercato di individuare approcci efficaci per stimolare il proprio sistema immunitario contro il tumore.
Sono stati provati i vaccini, ma i risultati sono stati deludenti.

Oncoimmunoterapia:

L’immunoterapia oncologica o oncoimmunoterapia consiste nella somministrazione di farmaci che stimolano il sistema immunitario a riconoscere le cellule tumorali come estranee e a eliminarle attraverso una reazione immunitaria. Si tratta di una azione diretta sul sistema immunitario e non sul tumore, che viene però colpito indirettamente attraverso l’azione esercitata dalle cellule del sistema immunitario, prevalentemente linfociti T.

Il sistema immunitario è un complesso sistema di difesa, caratterizzato da meccanismi chimici e cellulari che lavorano insieme per proteggere l’organismo da eventuali insulti esterni ( chimici, fisici o infettivi ).
Compito fondamentale del sistema immunitario è quello di riconoscere ed eliminare tutto ciò che risulta estraneo all'organismo e quindi in grado di alterarne l’integrità.
Per il buon funzionamento di questo sistema è tuttavia necessaria una continua auto-regolazione, con meccanismi di attivazione o spegnimento del sistema immunitario stesso.

In condizioni normali, le chiavi di questi meccanismi sono i checkpoint immunologici, che hanno il ruolo di bloccare l’eccessiva attivazione dei linfociti T attivati in risposta ad agenti patogeni per evitare una reazione autoimmune.

È stato dimostrato come i tumori siano in grado di eludere il sistema immunitario e sfruttare questi meccanismi a proprio vantaggio. Ciò ha portato allo sviluppo di nuovi farmaci, come gli anti-CTLA-4 e anti-PD-1 / PD-L1, che agiscono contrastando il blocco determinato dall’azione dei checkpoint immunologici, potenziando la risposta immunitaria e inducendo un controllo selettivo sul tumore, talvolta a lungo termine.

I farmaci immuno-oncologici presentano caratteristiche cliniche differenti rispetto ai tradizionali farmaci chemioterapici. Oltre ad avere un differente tipo di effetti collaterali, agendo attraverso il sistema immunitario, spesso gli effetti anti-tumorali clinicamente misurabili possono manifestarsi dopo settimane o mesi, con potenziale effetto ritardato, a differenza di quanto non si osservi con approcci oncologici più tradizionali ( ad es. chemioterapia, alcuni farmaci a bersaglio molecolare, ecc. ).

L’Ipilimumab, anticorpo anti-CTLA-4, è stato il primo tra i farmaci immunoterapici a essere approvato nel 2011 per il trattamento del melanoma avanzato. Questo farmaco agisce legandosi a una molecola presente sulle cellule del sistema immunitario, CTLA-4, che ha la funzione di bloccare la risposta immunitaria attraverso l’interazione con un’altra molecola ( B7 ) presente sulle cellule spazzine. In questo modo, Ipilimumab impedisce l’inattivazione della risposta immune e ne induce, al contrario, l’iperattivazione con un evidente effetto a livello dei linfonodi, sede di maturazione della risposta immunitaria. Di conseguenza, il sistema immunitario sarà maggiormente attivato nel riconoscere il tumore come estraeno e contrastarne la crescita.
Ipilimumab ha dimostrato un’importante efficacia nel trattamento degli individui con melanoma in stadio avanzato, diventando il primo agente immunoncologico moderno in grado di determinare un aumento della sopravvivenza in pazienti affetti da una neoplasia maligna.

I farmaci anti PD-1 ( ad esempio Nivolumab e Pembrolizumab ) agiscono invece bloccando l’interazione tra PD-1, molecola co-inibitoria espresso sulla superficie dei linfociti T attivati, e molecole come PDL-1 e PDL-2, espresse sulla cellula tumorale. Il blocco di tale interazione porta alla attivazione dei linfociti T contro il tumore, attivazione che, a differenza di quanto accade per Ipilimumab, avviene a livello del tumore portando così ad una potenziale riduzione degli effetti collaterali. ( Xagena Medicina )

Fonte: La voce OncoImmunoTerapia è tratta da AIOM

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Per approfondimenti sull'OncoInmunoTerapia: OncoImmunoTerapia.net https://oncoimmunoterapia.net/



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