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Immuno-oncologia, innovazione terapeutica per molti tumori, tra cui polmone, vescica e rene



Dopo il melanoma, l’immuno-oncologia ha fornito buoni risultati riguardo al tumore del polmone e al tumore della vescica L’immuno-oncologia è un nuovo approccio che riaccende il sistema immunitario contro la malattia tumorale.
Dagli studi stanno emergendo i vantaggi dell’uso di questi farmaci in combinazione o in sequenza, a cui si aggiunge in prospettiva anche la possibilità di combinarli con quelle tradizionali per aumentarne l’efficacia.

In Italia vivono quasi 88.000 persone dopo il tumore del polmone e 254.000 dopo quello della vescica. Si tratta infatti di due delle neoplasie più frequenti ( la terza e la quinta ), che fino a poco tempo fa non presentavano reali alternative terapeutiche se diagnosticate in fase avanzata.

Oggi l'immuno-oncologia sta modificando lo standard del trattamento anche in questi tumori. Si tratta del più importante avanzamento nella lotta contro il cancro nel corso degli ultimi anni, secondo quanto stabilito nel 12° Report annuale della Società americana di oncologia clinica sui progressi contro i tumori ( ASCO’s Annual Report on Progress Against Cancer ).

I pazienti con carcinoma alla vescica hanno atteso significative novità per 30 anni, per decenni infatti sono mancate significative novità: si tratta spesso di pazienti anziani e fragili, con molte altre patologie che limitano l'uso della chemioterapia.

L'immuno-oncologia rinforza il sistema immunitario per combattere le cellule tumorali. Grazie al suo meccanismo d'azione, questo approccio terapeutico riesce a limitare e a fermare la malattia per un lungo periodo.
Nel cancro, le cellule maligne agiscono arrestando la risposta immunitaria e continuano a replicarsi. Con l'immuno-oncologia è quindi possibile bloccare uno dei meccanismi di disattivazione e mantenere sempre accesa la risposta difensiva, in modo tale da contrastare il tumore.

Un farmaco immuno-oncologico non genera risultati visibili nell'immediato, perché non colpisce direttamente le cellule tumorali, ma attiva il sistema immunitario per ottenere la risposta desiderata. Il reale beneficio clinico non deve quindi essere valutato nei tempi e con le metodiche standard della terapia oncologica classica. Infatti è possibile notare un iniziale aumento della massa tumorale, seguito solo in un secondo tempo da una riduzione. In alcuni casi, possono trascorrere anche 16-20 settimane perché si possa evidenziare radiologicamente una risposta.
Una volta che ciò è avvenuto, però, si instaura una memoria immunologica, per cui le risposte possono essere durature nel tempo, con un chiaro impatto sulla sopravvivenza dei pazienti.

I vantaggi sono evidenti in un big killer come il tumore del polmone con quasi 40.000 nuovi casi stimati ogni anno in Italia. Nella forma non a piccole cellule non-squamosa ( adenocarcinoma ) in fase avanzata, che finora presentava scarse opzioni terapeutiche, il 39% dei pazienti è vivo a 18 mesi.
Un nuovo farmaco immuno-oncologico, Nivolumab ( Opdivo ), garantisce un vantaggio netto nella sopravvivenza rispetto ai pazienti trattati con la chemioterapia ( 23% ).
Il 20% dei pazienti colpiti dalla forma non a piccole cellule squamosa metastatica è vivo a tre anni.

Si è di fronte ai primi reali progressi negli ultimi venti anni in una malattia particolarmente difficile da trattare. L'unica arma disponibile infatti era rappresentata dalla chemioterapia, poco efficace e più tossica.

Recentemente, la Commissione Europea ha approvato Keytruda ( Pembrolizumab ) per il trattamento in prima linea del carcinoma polmonare metastatico non a piccole cellule in pazienti adulti i cui tumori esprimono alti livelli di PDL-1 ( tumor proportion score [ TPS ] maggiore o uguale al 50% ) e che non abbiano mutazioni EGFR o ALK.

In precedenza ( agosto 2016 ) Keytruda ( 2mg/kg ogni tre settimane ) era stato approvato nell’Unione Europea per pazienti precedentemente trattati con carcinoma polmonare non a piccole cellule, avanzato o metastatico, i cui tumori esprimono PD-L1 ( TPS maggiore o uguale a 1% ), trattati con almeno una precedente chemioterapia. ( Xagena Medicina )

Fonte: EMA European Medicines Agency, 2017

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Per approfondimenti: Immunoterapia.net http://immunoterapia.net/


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