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La fibrillazione atriale associata a declino cognitivo e demenza


La fibrillazione atriale, la più comune tra le aritmie cardiache, è causa di declino cognitivo e demenza, anche in assenza di eventi clinici evidenti.

Lo studio è stato pubblicato su Europace.

La ricerca, condotta da un gruppo multidisciplinare composto da cardiologi e ricercatori dell’ospedale Molinette della Città della Salute e dell’Università di Torino e da un team di ingegneri del Politecnico di Torino, aveva come obiettivo quello di studiare nell’uomo gli effetti esercitati dalla fibrillazione atriale sul flusso sanguigno nei piccoli vasi cerebrali grazie all’utilizzo della spettroscopia nel vicino infrarosso ( NIRS ) mediante piccole sonde applicate sulla cute della fronte del paziente.

Lo studio è stato effettuato su circa 50 pazienti con fibrillazione atriale e hanno dimostrato come in corso di aritmia si generino transitorie ma ripetute alterazioni del flusso a livello del microcircolo cerebrale.
Si ritiene che queste transitorie riduzioni critiche dell’afflusso di sangue al cervello contribuiscano a lungo termine alla genesi della demenza e più in generale al deficit cognitivo associato alla fibrillazione atriale.

Le alterazioni della circolazione cerebrale registrate dalla spettroscopia NIRS in corso di fibrillazione atriale tendano a scomparire al ripristino del normale ritmo cardiaco tramite una cardioversione elettrica.
Si sta valutando se l'ablazione transcatetere sia in grado di ridurre il declino cognitivo in questa popolazione di pazienti.

Considerando che la fibrillazione atriale aumenta con l’aumentare dell’età, ci si attende un raddoppio dei casi di fibrillazione atriale entro il 2050. ( Xagena Medicina )

Fonte: Città della Salute e Politecnico di Torino, 2021

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