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Malattia di Crohn: Ustekinumab per il trattamento della patologia attiva moderata-grave in pazienti con risposta inadeguata o risultati intolleranti alla terapia convenzionale o a un antagonista del TNF-alfa o che hanno controindicazioni mediche per



L'AIFA ha approvato in Italia la nuova terapia per la malattia di Crohn.
Ustekinumab ( Stelara ) è un anticorpo monoclonale IgG1kappa interamente umano che lega con specificità la proteina p40, subunità condivisa delle interluchine (IL)-12 e IL-23, citochine umane.

Ustekinumab inibisce l’attività biologica di IL-12 e di IL-23 umane, impedendo il legame di p40 con la proteina recettoriale IL-12Rbeta1 espressa sulla superficie delle cellule immunitarie.
IL-12 e IL-23 sono citochine eterodimeri secrete da cellule attivate presentanti l’antigene, come macrofagi e cellule dendritiche ed entrambe le citochine partecipano all’attività immunitaria; IL-12 stimola le cellule natural killer ( NK ) e conduce la differenziazione delle cellule T CD4+ verso il fenotipo T helper 1 ( Th1 ), IL-23 induce il pathway del T helper 17 ( Th17 ).
La regolazione anomala di IL-12 e IL-23 è stata associata a patologie immuno-mediate, come la psoriasi, l’artrite psoriasica e la malattia di Crohn.
Attraverso il legame alla subunità p40 condivisa di IL-12 e IL-23, Ustekinumab può esercitare i suoi effetti clinici nella psoriasi, nell’artrite psoriasica e nella malattia di Crohn interrompendo i pathway citochinici di Th1 e Th17, che sono cruciali per la patologia di queste malattie.
Nei pazienti con malattia di Crohn il trattamento con Ustekinumab ha comportato una diminuzione degli indici infiammatori tra cui la proteina C-reattiva ( PCR ) e la calprotectina fecale.

Ustekinumab è stato approvato in Italia con l’indicazione per il trattamento della malattia di Crohn attiva di grado da moderato a grave in pazienti che hanno avuto una risposta inadeguata o sono risultati intolleranti alla terapia convenzionale o ad un antagonista del TNF-alfa o che hanno controindicazioni mediche per tali terapie.

I dati hanno mostrato la rapidità dell’azione di Ustekinumab già nel breve periodo e, parallelamente, la persistente durata dell’effetto del farmaco.

A due anni, nel 75% dei pazienti in terapia con Ustekinumab la malattia è risultata in remissione.
Oltre agli evidenti disturbi clinici, la malattia di Crohn è spesso causa di disagio sociale. Ha un importante impatto su diversi aspetti della vita quotidiana. Rende difficili tanto le relazioni personali e più intime, quanto quelle lavorative e sociali.

I risultati dello studio UNITI sono stati pubblicati su The New England Journal of Medicine ( NEJM ) nel novembre 2016.
Ustekinumab ha mostrato in circa il 40% dei pazienti una risposta clinica di controllo dei sintomi già a partire dalla terza settimana dalla somministrazione.
Tra i pazienti trattati con una dose di mantenimento del farmaco ogni 8 o 12 settimane, rispettivamente nel 53% e 48,8% dei casi c’è stata una remissione di malattia alla 44ma settimana.
Se questo studio ha mostrato l’efficacia e la sicurezza della terapia a 1 anno, il successivo studio IM-UNITI, ha confermato gli stessi benefici di risultati e sicurezza a 2 anni. Gli stessi tassi di remissione, infatti sono stati mantenuti fino alla 92ma settimana di terapia.

La terapia con Ustekinumab prevde una prima somministrazione ( induzione ) per via endovenosa presso il Centro, con la terapia di mantenimento a cadenza trimestrale per via sottocutanea. ( Xagena )

Fonte: Janssen, 2018

Xagena_Salute_2018


Per approfondimenti sulal Malattia di Crohn: CrohnOnline.net https://www.crohnonline.net/



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