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Mavrilimumab: il blocco di GM-CSF può rappresentare una strategia efficace e sicura per contrastare l'infezione da SARS-CoV-2


Uno studio condotto dall’Ospedale San Raffaele di Milano ha mostrato che l'anticorpo monoclonale Mavrilimumab riduce la mortalità e accelera il miglioramento del quadro clinico nei pazienti con infezione da SARS-CoV-2, e con polmonite e iper-infiammazione sistemica in corso.

I risultati sono stati pubblicati su The Lancet Rheumatology.

La sperimentazione fa parte di uno studio clinico osservazionale di grandi dimensioni su COVID-19 coordinato da Alberto Zangrillo e da Fabio Ciceri, dell’Università Vita-Salute San Raffaele.

Mavrilimumab è un anticorpo monoclonale che agisce bloccando una molecola, chiamata GM-CSF, che viene prodotta dal sistema immunitario e costituisce uno dei primi anelli della catena infiammatoria.

Mavrilimumab è già stato testato in studi clinici di fase 1 e fase 2 per il trattamento dell’artrite reumatoide e dell’artrite temporale, detta anche arterite a cellule giganti o di Horton.

La sperimentazione è stata condotta su 39 pazienti non-sottoposti a ventilazione meccanica e ricoverati presso il San Raffaele di Milano tra marzo e aprile 2020.
La quasi totalità dei soggetti erano maschi, con un’età media di 57 anni.

Di questi, 13 pazienti sono stati trattati con una singola dose di Mavrilimumab per via endovenosa, in aggiunta alla terapia standard per COVID-19 ( composta da Idrossiclorochina e dalla combinazione Lopinavir / Ritonavir ).
Gli altri 26 hanno costituito un gruppo di controllo e hanno ricevuto solo la terapia standard.

Dallo studio è emerso che nei pazienti trattati con Mavrilimumab, dopo 28 giorni si è registrato un miglioramento clinico nel 100% dei casi, rispetto al 65% del gruppo di controllo.

Un solo paziente è progredito verso la ventilazione meccanica, corrispondente all’8% dei trattati, rispetto al 35% dei pazienti del gruppo di controllo.

Non si è registrato nessun decesso tra le persone che hanno ricevuto Mavrilimumab, mentre nel gruppo di controllo il 27% dei pazienti non è sopravvissuta alla malattia.

Nel complesso la dimissione dei pazienti è risultata anticipata di 10 giorni rispetto alla media del gruppo di controllo.

Lo studio ha dimostrato ancora una volta che la componente infiammatoria di COVID-19 gioca un ruolo fondamentale nelle forme gravi della malattia.

Questo è il primo studio a dimostrare che il blocco della molecola GM-CSF può rappresentare una strategia efficace e sicura per contrastare COVID-19.

Saranno comunque necessari studi più ampi di fase 2/3, in cui poter controllare l’efficacia di Mavrilimumab rispetto al placebo.

La ricerca è stata condotta Giacomo De Luca, con il coordinamento di Lorenzo Dagna. ( Xagena Medicina )

Fonte: IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, 2020

Xagena_Salute_2020


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