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Poco impiegati i farmaci biologici nel trattamento delle malattie reumatiche invalidanti



Più del 40% dei pazienti colpiti da malattie reumatiche gravi in Italia potrebbe trarre beneficio dai farmaci biologici, ma solo il 22% è trattato con questi.

In Italia più di 5 milioni di persone vivono con la diagnosi di una di queste patologie che possono portare a invalidità, evitabile proprio grazie alle terapie innovative biologiche che negli ultimi 20 anni hanno radicalmente migliorato la qualità di vita di molti pazienti.

Le terapie biologiche sono state introdotte circa 20 anni fa, e hanno permesso di allungare la sopravvivenza di almeno un decennio ad esempio nei pazienti colpiti da artrite reumatoide.
Queste terapie devono però essere prescritte in fase precoce, non quando si è prodotto il danno, perché in questi casi è inevitabile un’invalidità irreversibile.
Sono circa 10 i farmaci biologici disponibili, un’altra decina è in arrivo a breve. Grazie all’introduzione di queste terapie, i pazienti trattati non devono più essere ricoverati in ospedale.

Dolore, fatica, depressione, danno progressivo con conseguente disabilità, riduzione della qualità e dell’aspettativa di vita sono le conseguenze frequenti delle patologie reumatologiche se non trattate in modo tempestivo con una terapia adeguata.
Nel 10% dei casi si registra uno stato di invalidità lavorativa totale e permanente dopo solo 2 anni dall’insorgenza, nel 30% dopo cinque anni e nel 50% dopo dieci anni.

Le patologie reumatiche invalidanti colpiscono nella maggioranza dei casi pazienti giovani, prima dei 40 anni, nel pieno dell’attività professionale: questi cittadini sono in grado di svolgere il proprio lavoro solo nei primi 7 anni dall’esordio della malattia e, oltre la metà delle persone, nei primi 12 mesi di malattia, è costretto ad assentarsi dal lavoro mediamente per 31 giorni.
La somministrazione di una terapia adeguata impatta positivamente sulla qualità di vita al punto che, con il passare del tempo, le assenze si riducono fino ad una media di 17 giorni.
In generale le malattie reumatiche sono oggi in Italia la causa del 50% delle assenze dal lavoro superiori a tre giorni, del 60% dei casi di inabilità al lavoro e di più del 25% delle pensioni di invalidità erogate dallo Stato.
In Italia, il 24.1% dei pazienti con artrite reumatoide vive in una condizione di disabilità grave contro il 10% dell’Olanda, l’8.7% dell’Irlanda e il 3.9% della Francia.

Lo scopo del trattamento farmacologico è raggiungere uno stato di completa remissione o di bassa attività di malattia, obiettivo che si riesce a ottenere nella maggioranza dei casi.
I farmaci biologici interferiscono con le citochine, sostanze prodotte dal sistema immunitario.
Nell’artrite reumatoide, così come in altre patologie infiammatorie croniche, esiste uno squilibrio tra le citochine ad attività anti-infiammatoria e quelle ad azione infiammatoria, a favore di queste ultime. I farmaci biologici agiscono bloccando l’attività delle citochine ad azione infiammatoria.

In occasione del Congresso Europeo di Reumatologia ( EULAR 2017 ), che si è tenuti a Madrid, in Spagna, è stato presentato uno studio che ha mostrato l'efficacia di Guselkumab ( Tremfya ) su 149 pazienti con placche psoriasiche estese su almeno il 3% della superficie corporea.
L'anticorpo monoclonale anti-interleuchina 23 ( anti-IL-23 ) ha determinato un significativo miglioramento dei sintomi articolari legati all'artrite, agevolato la funzione fisica, ridotto gli effetti di entesite, dattilite e psoriasi, migliorando la qualità di vita dei pazienti.
Inoltre, Guselkumab è risultato ben tollerato; gli effetti collaterali più comuni sono state le infezioni, emerse nel 17% dei pazienti trattati col farmaco e nel 20% di quelli trattati con placebo. ( Xagena Medicina )

Fonte: SIR, 2017

Xagena_Salute_2017


Per approfondimenti in Reumatologia: Reumatologia.net http://www.reumatologia.net/



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